ARCHIVIO di Libri e Musica

Intermezzi Editore e i “lettori volontari”: conversazione con Chiara Fattori

“Intermezzi editore cerca lettori” era il titolo di un annuncio che qualche mese fa circolò su diversi social network. Come non incuriosirsi? In un mondo, quello editoriale, che gioca tutto sulla caccia agli scrittori, un editore che cercava lettori spuntava come una perla rara.

“Il lettore che cerchiamo deve essere un lettore “forte”, assiduo, che ami i libri e le storie raccontate e che soprattutto ami parlarne. Il lettore che vogliamo deve essere opinion leader, deve avere l’abitudine di consigliare libri, invogliarne e sollecitarne l’acquisto e la lettura”, recitava il testo.
I cinquanta prescelti avrebbero ricevuto in omaggio due testi della casa editrice e in cambio (ma senza obblighi di sorta) si sarebbero impegnati a recensirli sul proprio blog, sul social network Anobii o ovunque ne avessero avuto voglia. Si trattava di diffonderli, scambiarli… metterli, insomma, “in rete”.
Concluso l’esperimento, facciamo il punto con l’editor Chiara Fattori.

Come è nata l’idea dei cinquanta lettori?

Per una piccola e nuova casa editrice come la nostra è molto difficile farsi conoscere, avere spazi nei canali di promozione tradizionali (la stampa, la televisione, la radio) e nelle librerie, abbiamo quindi pensato di rivolgerci a dei lettori che fossero anche opinion leader e quindi oltre a leggere i nostri libri ne parlassero e li consigliassero.

Quattro mesi dopo: qual è il feedback, vostro e dei lettori?

L’esperienza è stata molto positiva: i lettori hanno risposto con entusiasmo, hanno parlato sulla rete dei libri letti, hanno anche aperto dei ring di lettura e dei book-crossing. Abbiamo avuto modo di incontrare alcuni lettori che sono venuti a trovarci al nostro stand al Salone del Libro e di far incontrare, sempre nella stessa occasione, i lettori con gli autori, e sicuramente anche lo scambio “fisico” di idee e impressioni è stato molto utile.

Concludiamo con un anticipo sulle proposte editoriali di Intermezzi per settembre.

A metà settembre uscirà La prigione di Ojeda di Martín Murphy, il racconto kafkiano di un impiegato scialbo e abitudinario che di fronte ad un cambiamento reagisce rinchiudendosi in una sorta di autoreclusione psichica, rovinando qualsiasi rapporto con il mondo esterno. L’autore è un giovane giornalista argentino, nel suo paese questo suo primo romanzo ha vinto il prestigioso “Premio de Novela Breve Juan Rulfo”.

signorinalewis

Stroncare un libro: a colloquio con Seia Montanelli

Giornalista culturale ma soprattutto stroncatrice inarrestabile di casi letterari montati ad hoc, cattive traduzioni e brutti libri in genere: Seia Montanelli è il terrore di scrittori ed editori a cui riserva implacabilmente le sue sarcastiche bacchettate. Lo fa dalle pagine del Corriere Nazionale e di Stilos, di cui è collaboratrice fissa, ma anche dal suo blog (http://seiamontanelli.diludovico.it/) e dalla sua “controlibreria” (http://www.anobii.com/seiamontanelli/books) su Anobii, il più famoso social network per bibliofili.

Seia, svelaci le regole della perfetta “stangata”.

Prima di tutto una regola imprescindibile: aver letto davvero il libro di cui si scrive, e nel caso di una stroncatura, averlo letto anche due volte. Sembrerà un’ovvietà, ma non lo è se si ha un po’ di familiarità con le pagine culturali italiane.

Poi forse è più utile parlare di come non deve essere “la stangata”.

Innanzitutto non deve essere astiosa: non si stronca “qualcuno” ma il suo libro, mai scendere sul personale, mai distrarre il discorso dal testo (al massimo esaminare il contesto) e scegliere accuratamente le parole, senza ricorrere a offese, insinuazioni, osservazioni gratuite. Cinismo, ironia e intelligenza sono l’armamentario base del perfetto stroncatore. Mai ridurre tutto a una mera questione di gusto personale, la stroncatura deve contenere dati d’incontrovertibile verità, anche se inevitabilmente parziale, visto che solo il tempo consacra o sbugiarda un libro.

Poi: la “stangata perfetta” non può essere facile. Che senso ha stroncare i romanzi di Fedrico Moccia o di Fabio Volo (che verrebbero in tal modo, anche legittimati in quanto opere letterarie che non sono)? O prendersela con i best-sellers da spiaggia o i fast-book che si bruciano nel tempo di una seduta dal parrucchiere? I loro autori nemmeno aspirano alla gloria letteraria e se i lettori comprano in massa i loro libri hanno ragione loro.

In definitiva, l’obiettivo della “stangata perfetta” deve essere un libro “pericoloso”, che non è semplicemente brutto, ma che implichi problemi criticamente rilevanti: la stroncatura serve a stigmatizzare un certo tipo di scrittura, di malcostume culturale, una tendenza deleteria per l’editoria tutta.

Ti è mai capitato che qualcuno si offendesse? Come hai reagito? Viceversa, ti è mai capitato che un autore dotato di particolare humour ti chiedesse una stroncatura?

Ho ricevuto moltissime e-mail risentite naturalmente: l’autocritica non è una dote molto diffusa tra gli autori italiani, in particolare tra esordienti e scrittori poco affermati o talentuosi, possiamo tranquillamente dire che la capacità di accettare una stroncatura ben argomentata ed evidentemente non pretestuosa, è inversamente proporzionale alla fama o alle capacità scrittorie del soggetto stroncato, è quasi un assioma matematico.

Mi sono persino arrivate e-mail (o commenti sul blog) da parte dei lettori di scrittori stroncati: alcuni hanno le groupies (senza distinzione di sesso) come le rockstar, e guai a toccare il loro beniamino. In queste occasioni non ho potuto fare a meno di rigirare il coltello nelle piaghe aperte della loro arroganza.

In alcuni casi invece con alcuni scrittori siamo diventati amici proprio in seguito al rapporto nato da una stroncatura, e ben tre volte le stroncature mi sono state addirittura sollecitate: ma persone così intelligenti o piene di spirito sono poche, e quando le trovi te le tieni care, anche continuando a stroncarli se se lo meritano. E ora mi viene in mente una quarta regola per il manuale della “stangata perfetta”: non si fanno sconti a nessuno. Uno stroncatore serio non ha genitori, figli, coniugi, amanti, amici, vicini di casa, datori di lavoro.

E se qualcuno stroncasse te come stroncatrice, con eleganza e garbo, come reagiresti?

Mi è già capitato naturalmente, mai non con eleganza e garbo, però. Conoscendomi direi che reagirei comunque come faccio sempre, ricorrendo all’ironia e senza prendermi troppo sul serio. Se lo stroncatore venisse meno alle regole fondamentali prima enunciate però, sarei costretta a stroncare lo stroncatore della stroncatrice…

Piano forte di Patrizia Rinaldi, Sinnos edizioni

Solo nel mese di maggio si è aggiudicato due fra i più importanti riconoscimenti italiani nell’ambito della narrativa per ragazzi: il premio Mariele Ventre e il premio Elsa Morante. Quali sono gli ingredienti di Piano Forte di Patrizia Rinaldi, edito dalla casa editrice romana  Sinnos, vero e proprio caso editoriale del 2010?

Poiché la musica è anche rumore, tutto comincia con il boato di un crollo. Sotto il tetto di una scuola restano intrappolati un gruppo di ragazzini e un maestro di pianoforte appena più adulto di loro, diciannovenne timido e confuso. Insieme a loro c’è anche Enea, un cane atipico perché privo del fiuto e dell’intuito tipici degli animali. Le dinamiche del gruppo muteranno profondamente nella lotta sotto le macerie, finché a ciascuno non sarà chiara la propria strada da seguire per rivedere la luce.

La storia, splendidamente musicale nella scrittura e nella trama, è un omaggio ai più grandi compositori di sempre, da Bach a Debussy, da Händel a Mozart, e infatti ogni capitolo porta il nome di uno di loro. Non solo: nelle ultime pagine l’autrice ci regala la sua tracklist insieme a una significativa scelta di aforismi.

Un libro che insegna a sognare, a resistere e a crescere, imperdibile per tutti i bambini dai nove ai novantanove anni.

“E rispondi, santo cielo, una volta tanto rispondi e basta. Riusciresti a ingoiare un chilo di pane? (…) Così è la paura. Va spezzata a bocconi, altrimenti non si può mangiare e resta lì tutta intera, ad atterrirti. Coraggio, prendine un pezzo e dalle un morso”.

signorinalewis


Roma si Libra

Forse non tutti sanno che Roma possiede il maggior numero di piccoli e medi editori in Italia. Sono ottocento imprenditori che si dedicano con passione al prodotto più ricco che c’è, il libro.
Nelle capitale le librerie indipendenti hanno un fatturato maggiore di quelle di Milano, per tradizione polo editoriale del bel Paese.
Potrete accorgevi da soli di quanto Roma goda di un rapporto privilegiato coi libri dal 22 al 30 maggio grazie a «Roma si Libra», secondo anno della festa degli editori della città alla quale ora si uniscono i librai.
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Vite Clandestine

Si chiamava Joy ed è morta per paura. La paura di andare in ospedale a farsi curare la tubercolosi da cui era affetta, e di essere denunciata perché clandestina. A lei, giovane prostituta nigeriana, e a quelle come lei, vittime di «un mondo come questo ingiusto, violento e cattivo con chi è più debole e fragile», è dedicato Vite Clandestine. Frammenti, racconti e altro sulla prostituzione e la tratta di esseri umani in provincia di Napoli (Gesco edizioni, pagg. 238, euro 12) a cura di Andrea Morniroli, che lo presenta martedì 13 aprile alla Feltrinelli Libri e Musica di Napoli (ore 18.00, con Adriana Buffardi, Sergio D’Angelo, Santo Della Volpe, don Luigi Ciotti e Ottavio Ragone).
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