ARCHIVIO di recensioni

Vite che non sono la mia di Emmanuel Carrère

Vite che non sono la miaEmmanuel Carrère è anche sceneggiatore e regista, insignito di numerosi premi, e anche da quest’ultimo lavoro pubblicato da Einaudi come i precedenti romanzi sarà tratto un film. Non si può fare a meno, dopo averlo letto, di attenderne gli esiti, restando sospesi tra la convinzione che tra le mani dell’autore la sceneggiatura ne uscirà eccellente e il timore che la ricchezza di sfumature possibili sulla pagina scritta rischi di essere appiattita dal peso delle immagini.

Il libro di cui si tratta è Vite che non sono la mia e già nel titolo preannuncia la posizione dell’autore che ha cercato di farsi da parte, di mettere a tacere il proprio sconfinato ego per lasciare spazio alle storie altrui, di cui è testimone e in una certa misura anche, necessariamente, interprete o almeno filtro.

È un romanzo semplice, facile nei modi e nel linguaggio, che addirittura dalle prime pagine insinua il dubbio di trovarsi di fronte all’ennesimo documento di cronaca trasformata in caso editoriale con una faciloneria che sminuisce i fatti narrati. L’andamento del ritmo però muta ben presto insinuandosi quasi inavvertito tra le pieghe della comprensione umana di chi legge.

Le vite di cui si racconta raccogliendo una sfida che ci si sente in dovere di accogliere sono quelle di chi ha vissuto la tragedia immane dello tsunami in Sri Lanka, sopravvivendo ma vivendo quei giorni da attonito testimone di perdite incommensurabili, come quella di una bambina strappata ai suoi genitori, con la consapevolezza di essere sopravvissuti, di avere una nuova chance. Sono anche quelle che più da vicino toccano la famiglia dell’autore, seppure a margine. La sorella della sua compagna che porta il nome della bambina morta in Sri Lanka, Juliette, si ammala di tumore e lascia questo mondo, una famiglia, un lavoro dedicato ai più deboli della società.

L’autore esamina il lato più oscuro dell’attualità recente e quello più spaventoso della normale quotidianità di provincia, rimanendo costantemente sul confine, e rischiando spesso di superarlo, tra il racconto di un’umanità annientata dal dolore e l’intrusioni nei territori più personali e inavvicinabili del cuore umano. Lo fa indagando le reazioni, i moti d’animo, i solchi che le situazioni al limite della sopportazione praticano nelle nostre vite, che avvengano tra le macerie di un paese devastato o tra le mura private di una casa come mille altre. Si avvicendano amore e dolore, vita e morte. Banalità in apparenza ma sostanza di ogni vita.

La vicenda della donna scomparsa e l’amicizia con Etienne, collega che la racconta e che è invece spravvissuto al cancro, offrono il destro anche ad una critica della società dei nostri giorni, povera di solidarietà, carica di indifferenze ed egoismi, ma che sorprende poi per la presenza insospettata di personaggi che sanno occupare il proprio posto nel mondo con una pervicacia e una rettitudine capaci di commuovere.

Vite che non sono la miaEmmanuel Carrère
Traduzione di Maurizia Balmelli
Collana Supercoralli
Einaudi

Il nuotatore di John Cheever

Il volumetto intitolato Il nuotatore di John Cheever nasconde in realtà una sorpresa in più, anzi due, perché oltre al racconto che dà il titolo al libro edito da Fandango contiene altre due storie brevi, Un giorno qualsiasi e Una radio straordinaria, entrambi molto rappresentativi sia dello stile che delle tematiche predilette dall’autore americano ingiustamente poco noto.

Le storie brevi di cui è diventato ben presto maestro dipingono vividi ritratti di una classe medio-alta americana che ogni giorno conduce una vita apparentemente agiata, serena e luminosa ma che nasconde magagne, disturbi, nevrosi e zone d’ombra che emergono quasi inavvertite dai più piccoli particolari o che schiaffeggiano d’improvviso il lettore con situazioni al limite del surreale.

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Gli incubi di Hazel di Leander Deeny

L’abbiamo avuta tutti una zia sgradevole e arcigna ma nessuna di loro sarà mai come la terribile zia Eugenia di Hazel, la bambina protagonista del primo romanzo di Leander Deeny, newyorchese di origini irlandesi ma che si ritiene un inglese e che dalle sue brumose terre d’origine trae le atmosfere che permeano il libro intero e ospitano i personaggi più strambi in cui vi siate imbattuti, se si eccettuano i capolavori di Tim Burton, di cui si riconosce una certa influenza.

Gli incubi di Hazel
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