Il paese delle prugne verdi di Herta Muller
Parlare di un libro che è reticente e nudo al tempo stesso è impresa assai complessa, specialmente quando racconta una storia che è quella personale e quella di un popolo intero, del proprio angolo interiore in cui custodire ciò che la paura minaccia e di un’epoca che a tutti ha imposto la medesima paura, non la medesima reazione.
È di Herta Müller che si parla parlando del suo libro più di quanto ciò non valga a proposito di altri autori e i loro libri. Il paese delle prugne verdi è la narrazione sussurrata e terribile, come una minaccia che non si è ancora sopita a distanza di tempo e spazio, di quello che la Romania ha vissuto e subito durante la dittatura di Nicolae Ceauşescu.
Il racconto è sincopato, segue le vie del ricordo che qualche volta sembra quasi censurarsi, ma in tal modo emerge più tagliente, doloroso, crudo di quanto non accada spesso a quel che si rammenta a distanza di tempo, al sicuro, quando è tutto finito. Non possono guarire le ferite dell’anima al pari di quelle del corpo e qualche volta si sceglie la morte perché preferibile alla schiavitù, al silenzio, al dolore e alla frustrazione dell’anima che non può e non deve esprimere se stessa, tacendo i propri moti o nascondendoli con grave rischio.
La sua è una prosa franca e poetica, estremamente concentrata, proprio come recita la motivazione che ha accompagnato l’attribuzione del Premio Nobel per la Letteratura nel 2009 a questo libro potente, che coraggiosamente ha per primo pubblicato Keller con quell’aria artigianale delle sue edizioni, con le copertine realizzate a mano una ad una, con un’immagine applicata sul cartoncino.
Dopo il premio si sono affrettate le traduzioni e le pubblicazioni delle opere di questa scrittrice che ha dato voce al tormento di un popolo, ad una lotta tenace e sotterranea, destinata ad essere sconfitta più volte prima di raggiungere una speranza che sembra aver lasciato quei cieli plumbei sotto i quali si tessono le reti di paura che la Securitate impone a chiunque mostri di derogare dalla norma, di pensare, di sognare, di desiderare una vita diversa.
Il paese delle prugne verdi – Herta Müller
Traduzione di Alessandra Henke
Keller editore
Emmanuel Carrère è anche sceneggiatore e regista, insignito di numerosi premi, e anche da quest’ultimo lavoro pubblicato da Einaudi come i precedenti romanzi sarà tratto un film. Non si può fare a meno, dopo averlo letto, di attenderne gli esiti, restando sospesi tra la convinzione che tra le mani dell’autore la sceneggiatura ne uscirà eccellente e il timore che la ricchezza di sfumature possibili sulla pagina scritta rischi di essere appiattita dal peso delle immagini.
Il volumetto intitolato Il nuotatore di John Cheever nasconde in realtà una sorpresa in più, anzi due, perché oltre al racconto che dà il titolo al libro edito da Fandango contiene altre due storie brevi, Un giorno qualsiasi e Una radio straordinaria, entrambi molto rappresentativi sia dello stile che delle tematiche predilette dall’autore americano ingiustamente poco noto.