Eva dorme di Francesca Melandri, Mondadori
Milletrecentonovantasette chilometri separano Eva da Vito, l’uomo che le ha telefonato all’alba chiedendole di raggiungerlo. Eva ha risposto che sì, andrà da lui, salirà su quel treno e attraverserà l’Italia dall’Alto Adige alla Calabria per andare a salutarlo un’ultima volta. Sarà un doppio viaggio nella storia e nella memoria, fra i ricordi di Eva e quelli di un intero popolo – gli altoatesini o sudtirolesi – di cui in Italia non si è ancora parlato abbastanza.
Non è una storia d’amore a unire i due personaggi, o meglio lo è ma non nel senso classico della “love story”: Eva e Vito si amano come padre e figlia, pur non essendo consanguinei. In un tempo lontano Vito, carabiniere calabrese in servizio in Alto Adige, ha fatto da marito a Gerda, la mamma di Eva, e da papà a quest’ultima. Per un breve periodo i tre hanno formato una vera famiglia, uniti da nessun vincolo scritto ma dall’unica legge che conta, quella dell’amore e della cura reciproca. Essere genitori, sembra volerci dire questo libro, così come appartenere a un popolo, non è un fatto puramente fisico o accidentale: acquisisce un sostrato significativo solo se smette di essere un caso per diventare una scelta fatta di amore, carne e sangue.
Francesca Melandri, già sceneggiatrice affermata, al suo esordio nella narrativa riesce a emozionarci con una giostra vorticosa di personaggi autentici e vibranti che si muovono sospesi fra cielo e terra, proprio come i paesaggi montuosi mozzafiato che fanno da sfondo alle loro vicende.
signorinalewis