La stella di Strindberg di Jan Wallentin
Salutato come il caso letterario capace di entrare in concorrenza con Dan Brown, tradotto a tempo di record in venti lingue diverse e pubblicato in Italia da Marsilio, il romanzo d’avventura dello svedese Jan Wallentin aspira ad essere quel che non può diventare. Un amante di Dan Brown forse potrà trovare avvicenti la trama e qualche personaggio, invero sempre assai appannato, raramente a fuoco per un tempo sufficiente a farsene un’idea organica. Il lettore che invece fugge a gambe levate al solo sentir nominare Dan Brown eviterà di acquistarlo e se per ventura gli capiterà comunque di leggerlo sarà tentato più volte di abbandonarlo. Lo porterà a termine solo se tra le sue regole di lettura c’è quella di andare sempre fino in fondo, non foss’altro che per poter criticare al meglio il libro.
La storia rimane aggrovigliata e poco chiara benché tutto parta da un’avventura alla ricerca di qualcosa e con un’avventura si conclude, quasi circolarmente, visto che i personaggi che agiscono nel presente dalla Svezia alla Germania, con una puntata a Napoli passando per la Russia e finendo al Circolo Polare Artico ripropongono una spedizione già avvenuta e finita male. Le peripezie che devono affrontare lungo le molte, troppe pagine del libro sono inverosimili persino per un racconto che parte da presupposti fantascientifici e pseudo-storici: una croce ansata, una stella, la guerra, una pletora di simboli al cui centro permangono per tutto il libro quelli nazisti e l’ossessione del protagonista ebreo.
Ma c’è spazio, o meglio lo si inventa maldestramente, anche per un’avvocatessa di mezza età che evidentemente può permettersi di scomparire per settimane senza che nessuno se ne abbia a male per andarsene a zonzo al seguito di un bizzarro individuo dipendente dagli ansiolitici; per una ragazzina assai pericolosa che si suppone abbia poteri psichichi non meglio identificati; per un sub sprovveduto e un po’ sporcaccione che ha la colpa di tutto, perché è la sua scoperta il motore della storia; per una fantomatica Fondazione il cui scopo è poco chiaro ben oltre la pagina numero “pazienza esaurita”. Non manca un’abile hacker, sorella del protagonista, che spedisce in giro per l’Europa un vagone merci arredato come un salotto dei romanzi di Agatha Christie per far viaggiare comodamente i nostri.
Se anche si volesse concedere al libro la chance di arrivare fino in fondo credendo in un sistema che traballa pericolosamente, pronto a crollare ad ogni titubanza del lettore (più o meno ogni venti righe), comunque rimarrebbe l’irritante abitudine dell’autore di disseminare i capitoli di frasi in svedese, tedesco, inglese, che non sempre vengono tradotte o spiegate. C’è da dolersene, ma non siamo tutti poliglotti.
La stella di Strindberg – Jan Wallentin
Traduzione di Katia De Marco
Marsilio
Collana Farfalle