Racconti per non impazzire

È nelle librerie pubblicato dall’editore Mursia “Racconti per non impazzire”, una serie di racconti dedicati da Ennio Montesi all’amico Federico Fellini a metà tra psicologia e fantasia, tra il concepibile e l’irrealizzabile, nei quali i protagonisti vengono inghiottiti dalle proprie esistenze. Storie tragiche, surreali e profondamente umane in cui l’autore esercita la sua abilità narrativa inducendo a frugare all’interno delle coscienze e lasciando aperte diverse piste interpretative.

Titolo: Racconti per non impazzire

Autore: Ennio Montesi

Editore: Mursia

Genere: Narrativa contemporanea

Website: http://raccontipernonimpazzire.blogspot.com

Mio fratello muore meglio, di Renzo Brollo, Cicorivolta Edizioni

La frase che dà il titolo al libro entra a pieno diritto fra le più fulminanti degli ultimi anni: Mio fratello muore meglio, ultima prova del friulano Renzo Brollo già autore, sempre per i tipi di Cicorivolta, dei Racconti Bigami (2006) e del romanzo Se ti perdi tuo danno (2007).

Qui il protagonista è Giovanni, che il giorno del suo trentacinquesimo compleanno assiste a un inquietante fenomeno: dalle tubature del suo bagno al posto dell’acqua improvvisamente fuoriesce sangue. Preoccupato, Giovanni si rivolge a un amico d’infanzia, Lorenzo, nel frattempo diventato sindaco del paese. Lorenzo fiuta subito l’affare e dopo aver messo sotto sequestro la casa ne apre le porte a una fiumana di pellegrini per i quali il pianto di sangue è un’attrattiva imperdibile, che si tratti di Madonne o di rubinetti poco importa. Giovanni si ritrova solo e frastornato al centro di un esproprio sistematico della sua abitazione e della sua stessa vita, lacerato da politici senza scrupoli, promesse lisergiche, una madre gelida e il ricordo infantile di una perdita straziante. All’improvviso però nella sua vita irrompe un angelo cieco eppure capace di fargli guardare il mondo con nuovi occhi.
Grazie a uno stile enigmatico e vorticoso che conosce a fondo le possibilità dell’(auto)ironia, Renzo Brollo ha creato una storia che si legge tutta d’un fiato e soprattutto un protagonista a cui è impossibile resistere. Per lui il lettore fa il tifo fino alla fine, accompagnandolo mentre attraversa i vuoti del contemporaneo con la grazia immacolata del bambino che è stato e che non sa dimenticare.

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Voland e la riscoperta di Philippe Djian: intervista con il traduttore Daniele Petruccioli

Parigino, classe 1949, Philippe Djian si è imposto come scrittore di culto fin dagli anni Ottanta con il fortunato 37°2 al mattino da cui è stato tratto l’altrettanto fortunato film Betty Blue. Autore prolifico molto amato in patria, Djian viene tuttavia riscoperto solo ora in Italia grazie a una raffinata casa editrice romana, Voland, già scuderia di talenti del calibro di Amélie Nothomb. I suoi libri verranno tradotti con cadenza annuale, per il momento sono editi l’ultima fatica, Imperdonabili (premio Jean Freustiè 2009), e l’ormai storico 37°2 le matin.

Dell’opera di Philippe Djian, recentemente ospite al Festival delle Letterature di Roma, parliamo con una persona che lo conosce molto da vicino: il suo traduttore Daniele Petruccioli.

Partiamo da una definizione molto in voga: Djian come “erede della beat generation”. La condividi o è un’etichetta un po’ limitante? Chi è secondo te Philippe Djian?
La condivido entro certi limiti. Djian è “erede della beat generation” anche perché è lui il primo a volerlo essere, nel senso che è uno scrittore dichiaratamente in polemica con un’idea della scrittura che dominava la scena letteraria francese negli anni ‘80 e considerava gli scrittori americani con un certo disprezzo. È vero però che, soprattutto visto da fuori del contesto francese, Philippe Djian è molto più di questo. In particolare il suo modo raffinatissimo di lavorare lo stile secondo me deve molto a Flaubert e – per ammissione stessa dell’autore – anche a Céline.

Secondo te come mai nonostante il successo commerciale di 37°2 al mattino e del relativo film questo testo è rimasto fuori catalogo per tanto tempo e molti altri suoi libri non sono mai stati tradotti?
Non ne ho idea. Forse non era il momento giusto per portarlo in Italia, forse il pubblico italiano identifica la De Agostini – la casa editrice che per prima ha pubblicato il romanzo in Italia, nella traduzione di Gaspare Bona – più con altri tipi di pubblicazioni che non il romanzo, forse semplicemente per caso. A volte ha molta importanza.

Dicci qualcosa anche su Imperdonabili.
È il romanzo del grande rientro di Djian con Gallimard ed è una vera e propria sfida, a se stesso e al lettore. La storia è rocambolesca e avvincente, come sempre in Djian, e la lingua sembra quasi improvvisata, mentre è il risultato di una ricerca minuziosissima, come sempre per questo scrittore, la cui particolarità è un lavoro accanito sulla naturalezza e sui ritmi del parlato.

Concludiamo con te Daniele, e con il tuo mestiere. Sul tuo profilo facebook alla voce interessi scrivi “teatro e traduzione, essenzialmente mimesi”. In che modo recitare e tradurre sono due facce della stessa medaglia, che forse si può chiamare “interpretare”?

Lo sono appunto nel senso della mimesi, che ha molto a che fare con l’interpretazione ma secondo me non è esattamente la stessa cosa. Sono da sempre interessato alle voci degli altri, al modo di relazionarcisi, di riprodurle, anche di nascondercisi. O di appropriarsene. Il teatro e la traduzione sono due luoghi privilegiati, secondo me, per sperimentare tutte queste possibilità.

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È nata una star?, di Nick Hornby, Guanda

È nata una star?E se scoprissi che tuo figlio è un pornoattore? Succede alla cinquantenne Lynn, mamma e moglie tranquilla, il giorno in cui una vicina di casa impicciona le lascia nella buca delle lettere un bigliettino e una videocassetta. Lynn non riesce a credere che quel bel ragazzo in copertina sia proprio suo figlio Mark, ventenne senza alcun talento e senza alcuna dote. O almeno così lo avrebbe definito prima di scoprire, guardando il film incriminato, che una dote non indifferente la natura gliel’ha regalata… Ed ecco sopraggiungere un nuovo tarlo: quella particolare caratteristica fisica è un’eredità? E in questo caso, visto che sicuramente Mark non assomiglia a suo padre, bisognerà risalire a suo nonno? Lynn si ritrova così a dover pensare non più a uno, ma a due argomenti imbarazzanti: la sessualità di suo figlio e quella dei suoi genitori.

Non sorprende, visto l’argomento, che si rida parecchio. A sorprendere ancora una volta sono invece la densità e la leggerezza con cui Nick Hornby gioca con gli imbarazzi del quotidiano, con le paure, i sorrisi, i fili tessuti intorno a ogni rapporto, soprattutto quelli familiari, ricchi per antonomasia di equivoci e di non detti.

Solo un appunto per i tipi di Guanda: dieci euro per un racconto così breve, per altro già scritto e pubblicato in Inghilterra nel 2005, è un prezzo esoso anche per i lettori più affezionati di questo amatissimo scrittore inglese.

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Eva dorme di Francesca Melandri, Mondadori

Eva dormeMilletrecentonovantasette chilometri separano Eva da Vito, l’uomo che le ha telefonato all’alba chiedendole di raggiungerlo. Eva ha risposto che sì, andrà da lui, salirà su quel treno e attraverserà l’Italia dall’Alto Adige alla Calabria per andare a salutarlo un’ultima volta. Sarà un doppio viaggio nella storia e nella memoria, fra i ricordi di Eva e quelli di un intero popolo – gli altoatesini o sudtirolesi – di cui in Italia non si è ancora parlato abbastanza.

Non è una storia d’amore a unire i due personaggi, o meglio lo è ma non nel senso classico della “love story”: Eva e Vito si amano come padre e figlia, pur non essendo consanguinei. In un tempo lontano Vito, carabiniere calabrese in servizio in Alto Adige, ha fatto da marito a Gerda, la mamma di Eva, e da papà a quest’ultima. Per un breve periodo i tre hanno formato una vera famiglia, uniti da nessun vincolo scritto ma dall’unica legge che conta, quella dell’amore e della cura reciproca. Essere genitori, sembra volerci dire questo libro, così come appartenere a un popolo, non è un fatto puramente fisico o accidentale: acquisisce un sostrato significativo solo se smette di essere un caso per diventare una scelta fatta di amore, carne e sangue.

Francesca Melandri, già sceneggiatrice affermata, al suo esordio nella narrativa riesce a emozionarci con una giostra vorticosa di personaggi autentici e vibranti che si muovono sospesi fra cielo e terra, proprio come i paesaggi montuosi mozzafiato che fanno da sfondo alle loro vicende.

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