La mia Versiliana
Il nuovo libro del critico d’arte e scrittore Lodovico Gierut, ricco di interventi, illustrazioni e immagini, si intitola: “La mia Versiliana”, con quel ‘mia’ a significare che “… è di tutti, per tutti”.
Il suo non è solo un viaggio nella memoria sugli accadimenti dell’ormai noto Festival de “La Versiliana” di Marina di Pietrasanta, che ha nel “Caffè” condotto da Romano Battaglia, ma pure un esaustivo testo che si apre con ricordo personale, cui ne seguono altri di Raffaello Bertoli, “La Versiliana”; Manlio Cancogni, “L’altra Versiliana”; Francesca Mazzei, “L’ambiente naturale”; Cinzia Nepi, “Dalla Macchia di Marina a La Versiliana”; Lalli Orsucci Tonacchera, “All’ombra del Caffè”.

Nell’ampio scritto iniziale di Gierut sono inseriti contributi e citazioni di Manrico Nicolai, Romano Battaglia, Domenico Lombardi, Luca Lazzareschi, Umberto Buratti, Carlo Carli, Fortunato Angelini, Roberto Valcamonici, Giuseppe Bartolozzi, Bruna Nizzola, Silvana Franco, Alberto Bongini, Mauro Capitani, Sigifredo Camacho Briceño, Luigi Falai, Gian Paolo Giovannetti, Paolo Grigò, Amedeo Lanci, Paolo Lapi, Renzo Maggi, Riccardo Miozzo, Marcello Scarselli, Maura Spagnuolo, Grazia Leoncini, Gabriele Vicari, Giancarlo Cannas, Franco Del Sarto, Maria Luisa Pisani, Laura Venturi, Massimo Carrà, Liliana Marsili, Gioni David Parra, Paolo Gubinelli, Umberto Guidi, Chiara Sacchetti, Demetrio Brandi, Luigi Nicolini, Giovanni Balderi, Stefano Pierotti, Beatrice Fineschi, Attilio Vitale, Roberto Magri, Marcello Polacci, Alfredo Benedetti, Piero Mori, Piero Coluccini, Attilio Pardini, Stefano De Franceschi, Luciano Marsili, Giampiero Carlo Dindelli, Marco Sigali, Annalisa Bisogni, Fabrizio Diolaiuti, Stella Giorgianni, Giulio Andreotti, Massimo Mallegni, Massimiliano Simoni, Giuseppe Pambieri, Michele Placido, Raffaele Paganini, Giordano Bruno Guerri, Fabrizio Brancoli, Enrico Salvatori, Giovanna Ferretti, Loretta Grazzini, Enrico Consoloni, Jacopo Cannas, Maurizio Vanni. Grandi o meno noti nomi che nell’insieme dettano le coordinate per una ‘storia’ iniziata in modo perentorio col soggiorno di Gabriele D’Annunzio nell’ormai oggi celebre Tenuta.
