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Cinquant’anni attorno all’arte. Dalla A alla Z.

“Il titolo del volume, Cinquant’anni attorno all’arte. Dalla A alla Z, non si riferisce ad un libro di critica d’arte, ma ad una sorta di diario con annotazioni sugli incontri che man mano si sono presentati in un arco di tempo molto lungo. Senza sconti per nessuno, senza indulgenze e perdonanze: la sincerità nel suo modo di procedere ha una caratteristica, non è deformabile. L’Autore ha lavorato moltissimo. Moltissimo lavora. La sua attività è stata, almeno in alcuni periodi, di una frenesia inconsueta per un marchigiano, attento a misurare il passo. Egli sapeva che bisognava correre per recuperare il tempo perduto. Eccoci allora a seguirlo nelle trasferte lontane, dalla Federazione Russa, alla Cina, all’Africa, alla Spagna, le patrie del cuore”. Dalla prefazione alla terza edizione (2010) di Terenzio Montesi giornalista RAI-TV.

Autore: Armando Ginesi
Titolo: Cinquant’anni attorno all’arte. Dalla A alla Z
Editore: RB edizioni
Pagine: 352
Foto: 141
Nomi citati: 1020
Luoghi citati: 213

Astoria: spazio alle scrittrici

Stella Gibbons con “La fattoria delle magre consolazioni”, Marina Morpurgo con “Sono pazza di te (ma fino a un certo punto)”, Frances H. Burnett con “Un matrimonio inglese” e Charlotte Perkins Gilman con “La governante e alotri problemi domestici”: sono i quattro titoli con cui la casa editrice Astoria ha inaugurato il suo catalogo sbarcando allegramente nelle librerie a fine ottobre.

Letteratura classica e contemporanea deliziosamente al femminile, lieve ma mai frivola e soprattutto ironica, pungente e anticonvenzionale senza paura di essere demodé.
Ne parliamo con il direttore editoriale, Monica Randi.

1) Come nasce la vostra casa editrice? Ci incuriosiscono le vostre prime scelte di catalogo.
Astoria nasce da alcune considerazioni. Le donne scrittrici sono sempre e comunque peggio pubblicate, e quindi era interessante l’idea di trovare uno spazio editoriale. Inoltre, dopo essermi occupata per anni di narrativa straniera contemporanea, ero un po’ stufa del tono sempre pesantemente drammatico delle storie contemporanee, come se ormai la realtà potesse essere rappresentata solo dalla tragedia. Non è così, e soprattutto non è stato così negli anni passati. L’ironia accompagnata da cultura e intelligenza riesce a rappresentare il mondo di ieri (molto simile in tanti aspetti a quello di oggi) con uguale se non con maggiore efficacia della tragedia, perché il sorriso consente al lettore di guardare la realtà con maggior distacco e quindi con maggiore comprensione.

2) Un team tutto al femminile per una casa editrice che nei suoi primi quattro titoli annovera soltanto autrici donne. Pubblicherete anche qualche uomo o è una scelta ben precisa?
Certamente pubblicheremo anche uomini. Non amo i ghetti, di nessun genere.

3) Progetti per il futuro e prossime uscite.
La premessa è che le pubblicazioni non saranno numerosissime, circa 12/14 l’anno. Questo sia per poter curare bene i libri sia per effettuare delle scelte editoriali oculate.
Le prossime uscite del 2011 saranno la riproposta di un’autrice inglese, morta da poco, dotata di un senso dell’umorismo molto nero e straordinariamente capace di descrivere le problematiche individuali. Si tratta di Beryl Bainbridge.
Su un versante più leggero, invece, pubblicheremo M.C.Beaton, una singolare “giallista” inglese che ha inventato il personaggio di Agatha Raisin, ex-PR cinquantenne dal pessimo carattere che lascia Londra e si trasferisce in campagna per seguire un sogno infantile. Da sempre senza amici, vuole a tutti i costi inserirsi nella nuova comunità e ciò la porterà a fare cose pericolose. E divertenti.

www.astoriaedizioni.it

signorinalewis

Vita da poeta. Incontro con Alessio Brandolini

Da più parti sentiamo ripetere la stessa solfa: di poesia non si vive, non è redditizia, non ci si può campare. E in effetti, pochi possono negare la triste realtà: la poesia non entra in classifica, non diventa (quasi) mai un bestseller, gli editori che ci investono sono sempre meno. Ma tra simili presagi e spazi ritagliati a forza, come vive oggi un poeta? La parola ad Alessio Brandolini.

Raccontaci il tuo percorso. Quando hai cominciato a scrivere, quando hai capito che non potevi più farne a meno?

Brandolini - Il fiume nel mare La scrittura fa parte di una mia idea di vita “poetica”, o letteraria in senso più ampio, assieme ad altre cose: la lettura, la traduzione, i viaggi… Ho iniziato a scrivere a undici anni e vent’anni dopo una scelta di miei testi è stata pubblicata dalla rivista “Galleria”, all’epoca diretta da Leonardo Sciascia. Poi ho vinto la sezione inediti del “Premio Montale” con la silloge L’alba a piazza Navona, pubblicata nel 1992 nell’antologia 7 poeti del Premio Montale. Ma ho impiegato altri dieci anni per elaborare il primo libro di poesia: Divisori orientali che nel 2003 ha vinto il “Premio Alfonso Gatto – Opera Prima”. Quindi, tutto con lentezza e coi piedi di piombo fin dopo i quarant’anni. Con timore e il massimo rispetto per la poesia, mescolandola a esperienze di lavoro e di vita. Fino a giungere al sesto libro di poesia: Il fiume nel mare (2010, LietoColle, Finalista Premio Camaiore).

Alla scrittura poetica affianchi anche il lavoro di traduzione. Secondo te i poeti possono essere tradotti solo da altri poeti, un po’ come i filosofi? Parlaci anche della tua attività di scouting, che mi sembra molto importante.

Per tradurre bene occorrono due cose: l’umiltà e la pazienza. L’umiltà di entrare nel “laboratorio” dello scrittore e starsene lì buono a osservare, ascoltare, annusare… mettendo da parte il proprio mondo, la propria poesia, se si è poeti. E la pazienza. Non basta trovare la parola giusta: occorre il flusso, il ritmo, la metrica per far sì che la poesia risulti, alla fine del percorso di traduzione, fedele al testo originario, nella sua essenza, nel suo intimo e, allo stesso tempo, una poesia godibile nella nuova lingua. Occorre tornare sul testo dopo mesi: per rivederlo, migliorarlo, “accordarlo” affinché suoni nel modo giusto. Quando leggo poeti validi inediti in Italia faccio quel che posso per farli apprezzare nella patria di Dante. Così per l’argentino Jorge Boccanera, i venezuelani Eugenio Montejo e Igor Barreto…

Dirigi una rivista di poesia, Fili d’aquilone, e ricevi quindi materiale poetico di ogni tipo. Come selezioni chi o cosa pubblicare? Che suggerimenti daresti a un poeta che si affacci oggi nella realtà culturale ed editoriale italiana?

Ho avuto l’idea di “Fili d’aquilone” in Colombia. Dopo la lunga elaborazione di Divisori orientali ho pubblicato un libro dedicato a mio padre contadino: Poesie della terra (2004), tradotto in spagnolo da Martha Canfield. Lo stesso anno mi sono ritrovato in Colombia in un clima letterario impensabile a queste latitudini. Durante il Festival di poesia di Medellín ho letto i miei testi davanti a centinaia di persone attentissime. Lì la poesia è qualcosa di vivo, di quotidiano e questo mi ha cambiato. Ho deciso di studiare lo spagnolo, e dopo qualche anno ho iniziato a tradurlo; di fondare Fili d’aquilone e nel gennaio del 2006 ha preso vita questo progetto e presto uscirà il ventesimo numero; e nel 2007, da quel viaggio in Colombia, è nato il libro di poesia Mappe colombiane. Il mio modo di essere poeta non è legato, quindi, esclusivamente alla scrittura, ma passa attraverso la ricerca poetica, la traduzione e la pubblicazione di autori su “Fili d’aquilone”, che poi è anche un modo di reagire a un clima nazionale fortemente autoreferenziale.
Ogni poeta ha dentro di sé il proprio percorso. Ci sono poeti che sono distanti, per decenni, dalle grandi casi editrici e vengono poi “scoperti” (in realtà ci sono sempre stati) in vecchiaia. Penso al caso dello spagnolo Antonio Gamoneda. Che significa anche: disattenzione della critica letteraria, della ricerca universitaria, delle riviste di poesia. In questo clima un poeta schivo e lontano da centri di potere e caste editoriali faticherà non poco a farsi notare, ma non è detto che questo sia (per la sua poesia) un fatto negativo.

Alessio Brandolini è nato nel 1958, vive a Roma. Ha pubblicato le raccolte poetiche: L’alba a piazza Navona (in 7 poeti del Premio Montale, 1992), Divisori orientali (2002, Premio Alfonso Gatto – Opera prima), Poesie della terra (2004), Il male inconsapevole (2005), Mappe colombiane (2007), Tevere in fiamme 2008, Premio Sandro Penna) e Il fiume nel mare (2010, Finalista Premio Camaiore). Traduce dallo spagnolo e coordina Fili d’aquilone, rivista web di “immagini, idee e Poesia”.

www.alessiobrandolini.it

signorinalewis