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Archimede e il mistero del planetario

Un giallo storico che si snoda attraverso una fitta rete di misteri. Un viaggio nella culla della civiltà, tra Siracusa Roma e Alessandria, che ha come protagonista il grande matematico e inventore Archimede (III secolo a.C.), impegnato nella difesa di Siracusa e custode del segreto della Camera di Thot, lo scrigno nascosto nella Sfinge d’Egitto.

Sarà in libreria a marzo “Archimede e il mistero del planetario” (Melino Nerella Edizioni, pag.154; Euro 12,00), il nuovo romanzo di Annalisa Stancanelli, 38 anni, giornalista e scrittrice.

Con semplicità di linguaggio, rara padronanza storica e l’introduzione di innovativi flash giornalistici, l’autrice accompagna il lettore alla scoperta della vita e delle avibutidini del figlio più illustre di Siracusa, in quello che il professor Mario Geymonat, filologo e docente di Letteratura latina all’Università Ca’ Foscari di Venezia, nella Prefazione definisce un “vivacissimo giallo siracusano”.

Archimede e il mistero del planetario
Egitto 214 a.C. Un piccolo gruppo di scienziati della Biblioteca di Alessandria nasconde un segreto: l’esistenza della misteriosa Camera di Thot, lo scrigno dei manoscritti più importanti della Biblioteca. Quando il Sacro Custode, Teofrasto, comprende che la Camera è in pericolo, invia lo scienziato Dositeo a Siracusa a chiedere l’aiuto di Archimede.

Siracusa 213 a.C. La città è sotto assedio. I Romani da mesi tentano di conquistarla ma le macchine di Archimede la proteggono. Dositeo da Alessandria è arrivato al momento giusto e con i due schiavi del genio siracusano, il saggio Daniele, e il nubiano Megarèo, aiuta nella difesa delle mura.

Ad Alessandria Teofrasto e il suo attendente sono stati misteriosamente uccisi; Fileide, la figlia del Sacro Custode della Camera di Thot, raggiunge lo scienziato a Siracusa. Poco prima della caduta della città il planetario di Archimede viene trafugato e con esso la mappa del tesoro che Dositeo vi aveva celato. La morte colpisce la casa di Archimede ma la caccia agli assassini e al tesoro di Thot continua da Roma ad Alessandria fino alla misteriosa Sfinge di Giza.

Siracusa 2012. Dopo una serie di scoperte archeologiche un fortunato incidente dà il via al ritrovamento di una misteriosa tomba, sarà quella di Archimede?

Dalla Prefazione del professor Mario Geymonat:

“…’Archimede e il mistero del Planetario’ apre un filone nuovo, è un vivacissimo ‘giallo siracusano’… Annalisa Stancanelli conosce i numerosi testi di e su Archimede che ci sono stati tramandati ma mostra pure una controllata e fascinosa fantasia quando sviluppa con vera originalità l’azione del suo breve romanzo fra Alessandria d’Egitto, Siracusa e Roma (manca solo Cartagine!): le capitali militari, politiche e culturali del III secolo a.C..

Il suo racconto è corredato, peraltro, da una serie di flash forward, quali aperture, brecce nel racconto che si concretizzano in articoli veri e immaginari di giornali locali e internazionali stando a sottolineare l’interesse verso questo incredibile personaggio nel nostro e nei tempi futuri”.

Annalisa Stancanelli

Nata a Bolzano nel 1972, vive a Siracusa e insegna materie letterarie al Liceo Quintiliano. Laureata in Lettere Moderne, dal 2004 collabora con il quotidiano La Sicilia. Nel 2005 si è imposta al Concorso Nazionale di Drammaturgia teatrale in Sicilia con un saggio su Stefano Pirandello. Nel 2008 ha pubblicato il suo primo libro, Vittorini e i balloons. Vittorini e i fumetti del Politecnico che si è aggiudicato nel 2009 il Premio nazionale “Portopalo più a sud di Tunisi” ed è esposto all’Italian American Museum di New York. Ha curato dal 2006 al 2009 sulla rivista Inout una rubrica di libri. Scrive sul mensile Sicilia in viaggio e sta lavorando al nuovo libro Vittorini e l’immagine.

Info su: www.melinonerella.it

Remo Bassini, Bastardo posto, Perdisa Pop

Piccola città, bastardo posto” cantava Francesco Guccini nel 1972 celebrando la sua Pavana con pennellate di nostalgia. Di malinconia invece non c’è traccia nel nuovo romanzo di Remo Bassini che omaggia nel titolo la strofa gucciniana. Nella desolata e dolente cittadina dove in cinque serratissime notti si svolgono i fatti narrati, tutto accade in un’atmosfera torbida che non lascia spazio a sentimentalismi e la dice lunga sugli aspetti sepolti e terribili della provincia italiana. Fin dalla prime pagine Limara, giornalista del quotidiano locale, si ritrova a dover fronteggiare Filippo Tuddia, misterioso uomo della malavita dall’identità labile e leggendaria. Limara non è un eroe, al contrario Bassini ci consegna un personaggio pieno di umanità, un fragile coacervo di contraddizioni, pavido e disperato al tempo stesso, che apre gli occhi suo malgrado in una rete di potere e corruzione che non lascia respiro. Eppure è a lui che ci aggrappiamo, pagina dopo pagina, per cercare un po’ di luce nel buio di fatti di cronaca da districare: la misteriosa scomparsa di quattro cadaveri risalente al decennio prima, un prete quasi santo con qualche scheletro nell’armadio, lo strano incidente di una donna ritenuta pazza e l’aria rarefatta di un negozio di cappelli ormai abbandonato dalla cui vetrina si può ancora vedere un vecchio manichino. Paolo Limara si ferma spesso sotto i portici a guardarlo negli occhi, quel manichino, e in certe notti di pioggia e rimorsi non sa dire chi dei due sia più umano, se lui o quel corpo di plastica.

Dopo Dicono di Clelia, Lo scommettitore e La donna che parlava con i morti torna, con Bastardo posto (nell’interessante collana Perdisa Pop diretta da Luigi Bernardi) la voce inconfondibile di Bassini, un autore che ha la capacità rara, per citare nuovamente Guccini, di “scavare dentro alle nostre miserie” per raccontarcene i lati più sgradevoli e oscuri. Una voce singolare e unica nel panorama dei giallisti italiani.

signorinalewis