Stroncare un libro: a colloquio con Seia Montanelli
Giornalista culturale ma soprattutto stroncatrice inarrestabile di casi letterari montati ad hoc, cattive traduzioni e brutti libri in genere: Seia Montanelli è il terrore di scrittori ed editori a cui riserva implacabilmente le sue sarcastiche bacchettate. Lo fa dalle pagine del Corriere Nazionale e di Stilos, di cui è collaboratrice fissa, ma anche dal suo blog (http://seiamontanelli.diludovico.it/) e dalla sua “controlibreria” (http://www.anobii.com/seiamontanelli/books) su Anobii, il più famoso social network per bibliofili.
Seia, svelaci le regole della perfetta “stangata”.
Prima di tutto una regola imprescindibile: aver letto davvero il libro di cui si scrive, e nel caso di una stroncatura, averlo letto anche due volte. Sembrerà un’ovvietà, ma non lo è se si ha un po’ di familiarità con le pagine culturali italiane.
Poi forse è più utile parlare di come non deve essere “la stangata”.
Innanzitutto non deve essere astiosa: non si stronca “qualcuno” ma il suo libro, mai scendere sul personale, mai distrarre il discorso dal testo (al massimo esaminare il contesto) e scegliere accuratamente le parole, senza ricorrere a offese, insinuazioni, osservazioni gratuite. Cinismo, ironia e intelligenza sono l’armamentario base del perfetto stroncatore. Mai ridurre tutto a una mera questione di gusto personale, la stroncatura deve contenere dati d’incontrovertibile verità, anche se inevitabilmente parziale, visto che solo il tempo consacra o sbugiarda un libro.
Poi: la “stangata perfetta” non può essere facile. Che senso ha stroncare i romanzi di Fedrico Moccia o di Fabio Volo (che verrebbero in tal modo, anche legittimati in quanto opere letterarie che non sono)? O prendersela con i best-sellers da spiaggia o i fast-book che si bruciano nel tempo di una seduta dal parrucchiere? I loro autori nemmeno aspirano alla gloria letteraria e se i lettori comprano in massa i loro libri hanno ragione loro.
In definitiva, l’obiettivo della “stangata perfetta” deve essere un libro “pericoloso”, che non è semplicemente brutto, ma che implichi problemi criticamente rilevanti: la stroncatura serve a stigmatizzare un certo tipo di scrittura, di malcostume culturale, una tendenza deleteria per l’editoria tutta.
Ti è mai capitato che qualcuno si offendesse? Come hai reagito? Viceversa, ti è mai capitato che un autore dotato di particolare humour ti chiedesse una stroncatura?
Ho ricevuto moltissime e-mail risentite naturalmente: l’autocritica non è una dote molto diffusa tra gli autori italiani, in particolare tra esordienti e scrittori poco affermati o talentuosi, possiamo tranquillamente dire che la capacità di accettare una stroncatura ben argomentata ed evidentemente non pretestuosa, è inversamente proporzionale alla fama o alle capacità scrittorie del soggetto stroncato, è quasi un assioma matematico.
Mi sono persino arrivate e-mail (o commenti sul blog) da parte dei lettori di scrittori stroncati: alcuni hanno le groupies (senza distinzione di sesso) come le rockstar, e guai a toccare il loro beniamino. In queste occasioni non ho potuto fare a meno di rigirare il coltello nelle piaghe aperte della loro arroganza.
In alcuni casi invece con alcuni scrittori siamo diventati amici proprio in seguito al rapporto nato da una stroncatura, e ben tre volte le stroncature mi sono state addirittura sollecitate: ma persone così intelligenti o piene di spirito sono poche, e quando le trovi te le tieni care, anche continuando a stroncarli se se lo meritano. E ora mi viene in mente una quarta regola per il manuale della “stangata perfetta”: non si fanno sconti a nessuno. Uno stroncatore serio non ha genitori, figli, coniugi, amanti, amici, vicini di casa, datori di lavoro.
E se qualcuno stroncasse te come stroncatrice, con eleganza e garbo, come reagiresti?
Mi è già capitato naturalmente, mai non con eleganza e garbo, però. Conoscendomi direi che reagirei comunque come faccio sempre, ricorrendo all’ironia e senza prendermi troppo sul serio. Se lo stroncatore venisse meno alle regole fondamentali prima enunciate però, sarei costretta a stroncare lo stroncatore della stroncatrice…

