Vite Clandestine
Si chiamava Joy ed è morta per paura. La paura di andare in ospedale a farsi curare la tubercolosi da cui era affetta, e di essere denunciata perché clandestina. A lei, giovane prostituta nigeriana, e a quelle come lei, vittime di «un mondo come questo ingiusto, violento e cattivo con chi è più debole e fragile», è dedicato Vite Clandestine. Frammenti, racconti e altro sulla prostituzione e la tratta di esseri umani in provincia di Napoli (Gesco edizioni, pagg. 238, euro 12) a cura di Andrea Morniroli, che lo presenta martedì 13 aprile alla Feltrinelli Libri e Musica di Napoli (ore 18.00, con Adriana Buffardi, Sergio D’Angelo, Santo Della Volpe, don Luigi Ciotti e Ottavio Ragone).
Il libro è frutto di un lavoro collettivo, che Morniroli – operatore sociale della cooperativa Dedalus, uno dei massimi esperti in materia di prostituzione, tratta e immigrazione – sapientemente collega in una complessa, accurata ed esaustiva descrizione del fenomeno, prescindendo da punti di vista morali e concetti pre-costituiti, per consegnare al lettore «storie, volti, persone», come anticipa Luigi Ciotti nella prefazione. Non solo le persone che vivono la prostituzione o sono costrette a farlo, ma le loro testimonianze, i racconti di chi le segue e le sostiene perché è riuscita a uscirne (come Loredana e Anastasia dell’associazione Trans Napoli, fondamentali per il libro secondo il curatore) e l’analisi di chi – come Pia Covre del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute – ci sta ancora dentro, per scelta di vita, e si batte da anni perché sia quanto più dignitosa possibile, per tutte, e per tutti. «Dal libro – spiega Andrea Morniroli – emerge una varietà di persone e progetti che non può essere affrontata con il binomio repressione-negazione, ma solo con una pluralità di politiche e di interventi».
La prostituzione è infatti inquadrata come un fenomeno complesso «fortemente dinamico», dalle operatrici e le mediatrici culturali di Dedalus, e interessa donne, persone transessuali ma anche uomini e minorenni. Secondo i dati presentati nel volume, sono un migliaio le persone coinvolte in quella di strada (tra le 900 e le 1.100 per la precisione, prevalentemente nigeriane), e rappresentano circa un terzo di tutto il Mezzogiorno. Il 60% si concentra a Napoli e nella provincia, mentre esiste un “sommerso” di circa 500 donne e trans che si prostituiscono nelle case o negli alberghi, e circa trecento sia i maschi – giovanissimi, spesso minorenni – e le transessuali, perlopiù italiane, che esercitano in strada nel capoluogo campano. Ma non è un numero la cifra di fondo del libro, quanto piuttosto la sua capacità – para-letteraria, certo, ma forte di quell’efficacia che solo la verità nuda e cruda sa avere – di dare corpo e voce alla realtà, così come ai pensieri e ai sogni di persone in bilico nella società, spesso inchiodate alla strada dalla marginalità sociale, culturale ed economica in cui versano o da cui provengono. «Il libro – spiega Andrea Moriniroli – vuole ridare visibilità a donne e uomini troppo spesso negati nei loro diritti, e farle riconoscere come “persone” al di là della loro situazione».
«Quando parlo della prostituzione in pubblico – racconta – invito tutti a pensare a queste persone non come prostitute ma come donne, ognuna con un loro nome, come Joy. È più difficile essere cattivi con qualcuno se lo si chiama per nome e non per categoria». Vite clandestine ha infine il grande merito di gettare una luce inedita sui clienti – uomini “normali”, sempre più numerosi – e di svelare quella che Raffaella Palladino nel suo contributo definisce «doppia morale»: la distinzione «tra le “donne per bene” con le quali si mette su famiglia e le “donne per male” con le quali ci si diverte e si dà libero sfogo alla fantasia e ai desideri», più che mai attuale.
Ida Palisi